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Come, quando e dove nasce il Panettone, uno dei dolci natalizi per eccellenza

quando e dove è nato il panettone

Parliamo di Panettone, uno dei dolci-simbolo del Natale, e lo facciamo puntando una curiosa lente di ingrandimento sulla sua storia, cercando di rispondere a domande come “dove è nato il Panettone?”, “chi lo ha inventato?”. 

Pronti a scoprire le risposte?

La storia del Panettone: chi lo ha inventato

Tre sono le storie che tingono di mistero l’origine del Panettone

La prima leggenda, riconduce la nascita del dolce a una suora, detta Suor Ughetta che, da cuoca di un umilissimo monastero di clausura, decide di allietare il Natale delle sue consorelle, impastando un pane dolce, con uvetta, burro e canditi. Ovviamente, considerato il contesto, al profano si unisce il sacro, segnando una croce sulla sommità e dando così la ben nota forma a cupola.  

Seconda leggenda? Beh, ci si sposta fuori dalle mura ecclesiastiche, nella Milano di Ludovico il Moro, dove nel Quattrocento circa, Ulivo degli Atellani, innamorato della bella Adalgisa, figlia di un panettiere, decide di farsi assumere nella bottega, inventando così il Panettone, gran fortuna per il palato di molti e per i denari di famiglia (a onor del vero, esistono più versioni della stessa storia). 

Ultima leggenda, forse la più nota, è legata al garzone Toni, sempre nella Milano del Quattrocento, questa volta proprio nella corte di Ludovico il Moro; alla cena natalizia del 1495 ci sono personaggi come Leonardo da Vinci, in attesa di gustare le delizie del tempo, mentre in cucina il cuoco di corte lotta con i fornelli, avendo bruciato il dolce. Ed è così che il garzone Toni propone la sua ricetta, il Panettone, salvando così la cena (e il lavoro).  

Nome del dolce? “L’è il pan del Toni!” appunto. 

Ok, ok, le leggende si sprecano, ma la storia che ci dice sul Panettone? Sfogliando i libri del passato, si parla di questo “pane di Natale”, mix di burro, uvetta e spezie, già nel 1599, quando nel Collegio Borromeo di Pavia lo si serviva. 

Anche nella Storia di Milano del Pietro Verri lo si cita, con uno sguardo addirittura all’IX secolo, quando, “Il giorno del Santo Natale, si usavano dei pani grandi; e si ponevano sulla mensa anitre e carni di maiale”. Pare che fosse il capofamiglia l’incaricato a tracciare le croci sul pane. 

Un insieme di tradizione cristiana e pagana, fatto di pane, convivialità, legno, fuoco e frutti del bosco. 

Legata, ancora, agli Sforza e alla dinastia Visconti, un’altra testimonianza scritta, che racconta della tradizione di consumare “pani speciali” a Natale decretata da un editto comunale del 1395 (anno dell’insediamento del Visconti come Duca di Milano).

A Natale, si poteva produrre e distribuire pane di frumento anche alle classi più basse, il cosiddetto “pan di siori” o “pan de ton”. Da qui, un’etimologia evidente, ma da indagare e di cui non si ha certezza assoluta. 

Facciamo ora un salto in avanti, consapevoli dei numerosissimi documenti in cui si parla di Panettone. Nel ricettario di Giovanni Felice Luraschi “Il Nuovo Cuoco Milanese Economico” (1853), ad esempio, si nomina anche il lievito (e non ancora i canditi, per i quali ci vorrà un po’ più di tempo).  

Ma l’aspetto del Panettone è mutato nei secoli?

Sì, tutto cambia, seppur non nella sostanza. Nel passato, chi ha creato il Panettone aveva davanti a sé un pane basso e meno calorico, certamente. La vera rivoluzione nella forma la si ha con Angelo Motta, negli anni Venti del secolo scorso. 

Un pizzico in più di uova e burro, ed è così che a Gessate il Panettone si fa alto e largo, ispirandosi forse al dolce pasquale russo, il kulič. 

Da questo momento in poi, si dà anche il via alla produzione industriale e di massa, che lo rendono simbolo del Natale non solo a Milano, ma in tutta Italia. 

I Panettoni di Bennati

Per noi il Panettone è una cosa seria: se è vero che noi siamo ciò che mangiamo, è altrettanto vero che noi siamo ciò che regaliamo. Per questo realizziamo i nostri Panettoni con cura ed amore, selezionando attentamente le materie prime per offrire un prodotto di alta qualità. 

Da Bennati trovi Panettoni per tutti i gusti: dalla ricetta classica, nel rispetto della tradizione, a quelle di nostra ideazione, in cui ci piace sperimentare. Ogni anno proponiamo infatti nuovi gusti, come quello al limone e alle noci, pere e cioccolato, ripieno al pistacchio o glassato alle nocciole. 

I nostri Panettoni - con lievito madre! - vengono lasciati lievitare lentamente e naturalmente da 31 a 48 ore, con uova, latte e agrumi canditi di origine italiana. Il processo di preparazione viene concluso con un raffreddamento naturale che dura fino a 8 ore a testa in giù. Non contengono conservanti né OGM. 

Ti abbiamo fatto venire l'acquolina in bocca? Scopri le nostre proposte qui: i panettoni di Bennati

Un’altra curiosità sul Panettone?

Una tra le tante è che il Panettone (a Milano) non si consuma solo a Natale. La tradizione meneghina vuole, infatti, che una piccola porzione del dolce si conservi per poi essere mangiata (seppur rafferma) a digiuno il 3 febbraio, giorno della festa di san Biagio, come gesto fortunato contro i malanni di stagione. Da qui il detto “San Bias el benediss la gola e el nas” - “San Biagio benedice la gola e il naso”. 

Vi è mai capitato di gustarlo a febbraio? Diciamocelo, ogni pretesto è buono per concedersi una fetta di Panettone, saziando il palato e ora anche la curiosità. 

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